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ASSOCIAZIONI
MUSEO CIVILTÀ CONTADINA
Comune di
S.Giorgio della Richinvelda
via Richinvelda n.15
33095 S.Giorgio della Richinvelda
(Pordenone) - Italia
Tel: 0427 968611 - 0427 968628
Fax: 0427 968625
S.Giorgio della Richinvelda
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33095 S.Giorgio della Richinvelda
(Pordenone) - Italia
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San Giorgio della Richinvelda
territorio delle Radici del vino
Il Comune di San Giorgio della Richinvelda (48 Kmq - circa 100 metri di altitudine) è posto tra il fiume Tagliamento ed il torrente Meduna. Ha circa 4.500 residenti, divisi tra il comune capoluogo e le frazioni di Provesano, Cosa, Pozzo, Aurava, Rauscedo e Domanins.
I primi insediamenti sorsero proprio lungo il fiume Tagliamento. Infatti alla confluenza del torrente Cosa con il considerato fiume è stata individuata la presenza di un "castelliere" risalente all’età del bronzo e di chiari segni di frequentazione umana almeno dal V° secolo a.C. La Pieve di San Giorgio (detta anche Pieve di Cosa) sembra essere stata una delle prime della Diocesi di Concordia anche se è ricordata dai documenti ufficiali solo a partire dalla fine del X° secolo. La Pieve si estendeva ben oltre i limiti dell’attuale territorio comunale comprendendo anche Gradisca, San Martino al Tagliamento, Valvasone e, oltre il fiume, Grions, Turrida, Redenzicco e Rivis.
Dopo l’incursione degli Ungari (fine X° secolo) la pieve di San Giorgio fu affidata prima agli Eppenstein e dopo ai signori di Spilimbergo e Valvasone che ne dividettero il territorio. Nel territorio, a parte la giurisdizione feudale, vigevano alcune forme di autogoverno locale quale l’abitudine dei capofamiglia di riunirsi per prendere decisioni o amministrare la giustizia (il termine Richinvelda dovrebbe infatti derivare dalla località ove tali riunioni si svolgevano).
Questo luogo, peraltro, è ricordato per un drammatico fatto di sangue la cui importanza storica avrebbe condizionato l’esistenza stessa dell’allora "Patria del Friuli". Il 6 giugno 1350, infatti, in un agguato teso da alcuni cospiratori, tra cui i signori di Spilimbergo, trovò la morte il patriarca ultranovantenne Bertrando di San Genies (di Aquileia), difensore e riorganizzatore di tutto il Friuli, poi elevato a beato.
Un cippo, costruito alla fine dell’ottocento sul luogo dell’agguato, ne commemora, ancora oggi, la vigorosa figura di uomo d’arme e di chiesa. Il cippo riporta un’iscrizione latina che rammenta romanticamente l’accaduto. Vicino a detta località si trova la chiesetta di San Nicolò nella quale si conserva un trittico in pietra dipinta di Giovanni Antonio Pilacorte. Nella chiesa, nel luogo preciso ove il beato sarebbe spirato è posizionata una pietra (coperta da un vetro) che secondo la credenza popolare avrebbe proprietà taumaturgiche contro le malattie della pelle.
Le successive vicende storiche sono simili ad altre zone del Friuli: la fine del Patriarcato, il dominio della Serenissima, la parabola Napoleonica (con la risistemazione amministrativa del territorio e la nascita del Comune di San Giorgio), la dominazione austriaca (con la promozione di alcune opere pubbliche di primaria importanza tra cui la costruzione dell’argine sul Meduna.
Nel 1871, con la costituzione del regno d’Italia, il comune trova l’attuale configurazione che vede riunite, attorno al capoluogo, le frazioni di Provesano, Cosa, Pozzo, Aurava, Rauscedo e Domanins.
La fine della prima guerra mondiale e degli imperi Austro-Ungarico e Tedesco portò al blocco della tradizionale emigrazione friulana verso quei territori e l’inizio di una nuova emigrazione (che durò ben oltre il secondo dopoguerra) verso le americhe e l’Australia. Lo sviluppo iniziò, comunque, all’inizio degli anni 50, favorito ed anticipato da alcune forme di aggregazione spontanea (latterie sociali - forno - Cassa Rurale ed Artigiana - Consorzio Agrario) promosse dalla lungimirante azione di alcuni "benefattori" locali.
Di primaria importanza l’agricoltura con allevamenti, varie colture e, fiore all’occhiello, il comparto vivaistico (conosciuto in tutto il mondo) per la produzione di barbatelle. Nel settore, a Rauscedo, è presente un Centro sperimentale per la selezione clonale delle uve con la produzione di numerosi cloni originali. In progresso anche l’attività industriale per la quale è stata creata un’apposita zona artigianale, in fase di ampliamento.
Le massime espressioni artistiche presenti nel territorio sono conservate in tutte le chiese ed in particolare nella chiesa di Provesano, dedicata a San Leonardo, che conserva affreschi da Gianfrencesco da Tolmezzo e di Pietro di San Vito. A Provesano, inoltre, si trova Casa Sabbadini-Truant con affreschi del critico udinese A. Picco.
Villa Spilimbergo-Spanio di Domanins, costruita intorno alla prima metà del quattrocento, conserva affreschi dei veneti Giuseppe Borsato e Giovanbattista Canal, un ritratto di Taddea da Spilimbergo del Fisher e tre tele di Jacopo d’Andrea.
A Pozzo si può visitare il Museo della Civiltà Contadina che conserva gli oggetti tradizionali della vita quotidiana e del lavoro agricolo. Il Museo è aperto la prima e la terza domenica di ogni mese dalle ore 10.00 alle ore 12.00 ed è presente su questo sito internet: basta cliccare sulla voce "museo civiltà contadina" nella colonna di sinistra di questa pagina.
Di particolare interesse, nella chiesa, un altare cinquecentesco attribuito in un primo tempo al Pilacorte e poi a Giovanni Antonio da Meduno. Studi recenti lo ritengono opera di Donato Casella, genero del Pilacorte.
Ad Aurava si trova Casa Adelardi, edificio seicentesco dove sono conservati affreschi e decorazioni settecentesche ed a Cosa è presente l’antica villa degli Spilimbergo (poi Attimis-Maniago) nota come Castello di Cosa, seriamente lesionata durante la prima guerra mondiale ed attualmente sede di una nota e rinomata cantina vinicola.
territorio delle Radici del vino
Il Comune di San Giorgio della Richinvelda (48 Kmq - circa 100 metri di altitudine) è posto tra il fiume Tagliamento ed il torrente Meduna. Ha circa 4.500 residenti, divisi tra il comune capoluogo e le frazioni di Provesano, Cosa, Pozzo, Aurava, Rauscedo e Domanins.
I primi insediamenti sorsero proprio lungo il fiume Tagliamento. Infatti alla confluenza del torrente Cosa con il considerato fiume è stata individuata la presenza di un "castelliere" risalente all’età del bronzo e di chiari segni di frequentazione umana almeno dal V° secolo a.C. La Pieve di San Giorgio (detta anche Pieve di Cosa) sembra essere stata una delle prime della Diocesi di Concordia anche se è ricordata dai documenti ufficiali solo a partire dalla fine del X° secolo. La Pieve si estendeva ben oltre i limiti dell’attuale territorio comunale comprendendo anche Gradisca, San Martino al Tagliamento, Valvasone e, oltre il fiume, Grions, Turrida, Redenzicco e Rivis.
Dopo l’incursione degli Ungari (fine X° secolo) la pieve di San Giorgio fu affidata prima agli Eppenstein e dopo ai signori di Spilimbergo e Valvasone che ne dividettero il territorio. Nel territorio, a parte la giurisdizione feudale, vigevano alcune forme di autogoverno locale quale l’abitudine dei capofamiglia di riunirsi per prendere decisioni o amministrare la giustizia (il termine Richinvelda dovrebbe infatti derivare dalla località ove tali riunioni si svolgevano).
Questo luogo, peraltro, è ricordato per un drammatico fatto di sangue la cui importanza storica avrebbe condizionato l’esistenza stessa dell’allora "Patria del Friuli". Il 6 giugno 1350, infatti, in un agguato teso da alcuni cospiratori, tra cui i signori di Spilimbergo, trovò la morte il patriarca ultranovantenne Bertrando di San Genies (di Aquileia), difensore e riorganizzatore di tutto il Friuli, poi elevato a beato.
Un cippo, costruito alla fine dell’ottocento sul luogo dell’agguato, ne commemora, ancora oggi, la vigorosa figura di uomo d’arme e di chiesa. Il cippo riporta un’iscrizione latina che rammenta romanticamente l’accaduto. Vicino a detta località si trova la chiesetta di San Nicolò nella quale si conserva un trittico in pietra dipinta di Giovanni Antonio Pilacorte. Nella chiesa, nel luogo preciso ove il beato sarebbe spirato è posizionata una pietra (coperta da un vetro) che secondo la credenza popolare avrebbe proprietà taumaturgiche contro le malattie della pelle.
Le successive vicende storiche sono simili ad altre zone del Friuli: la fine del Patriarcato, il dominio della Serenissima, la parabola Napoleonica (con la risistemazione amministrativa del territorio e la nascita del Comune di San Giorgio), la dominazione austriaca (con la promozione di alcune opere pubbliche di primaria importanza tra cui la costruzione dell’argine sul Meduna.
Nel 1871, con la costituzione del regno d’Italia, il comune trova l’attuale configurazione che vede riunite, attorno al capoluogo, le frazioni di Provesano, Cosa, Pozzo, Aurava, Rauscedo e Domanins.
La fine della prima guerra mondiale e degli imperi Austro-Ungarico e Tedesco portò al blocco della tradizionale emigrazione friulana verso quei territori e l’inizio di una nuova emigrazione (che durò ben oltre il secondo dopoguerra) verso le americhe e l’Australia. Lo sviluppo iniziò, comunque, all’inizio degli anni 50, favorito ed anticipato da alcune forme di aggregazione spontanea (latterie sociali - forno - Cassa Rurale ed Artigiana - Consorzio Agrario) promosse dalla lungimirante azione di alcuni "benefattori" locali.
Di primaria importanza l’agricoltura con allevamenti, varie colture e, fiore all’occhiello, il comparto vivaistico (conosciuto in tutto il mondo) per la produzione di barbatelle. Nel settore, a Rauscedo, è presente un Centro sperimentale per la selezione clonale delle uve con la produzione di numerosi cloni originali. In progresso anche l’attività industriale per la quale è stata creata un’apposita zona artigianale, in fase di ampliamento.
Le massime espressioni artistiche presenti nel territorio sono conservate in tutte le chiese ed in particolare nella chiesa di Provesano, dedicata a San Leonardo, che conserva affreschi da Gianfrencesco da Tolmezzo e di Pietro di San Vito. A Provesano, inoltre, si trova Casa Sabbadini-Truant con affreschi del critico udinese A. Picco.
Villa Spilimbergo-Spanio di Domanins, costruita intorno alla prima metà del quattrocento, conserva affreschi dei veneti Giuseppe Borsato e Giovanbattista Canal, un ritratto di Taddea da Spilimbergo del Fisher e tre tele di Jacopo d’Andrea.
A Pozzo si può visitare il Museo della Civiltà Contadina che conserva gli oggetti tradizionali della vita quotidiana e del lavoro agricolo. Il Museo è aperto la prima e la terza domenica di ogni mese dalle ore 10.00 alle ore 12.00 ed è presente su questo sito internet: basta cliccare sulla voce "museo civiltà contadina" nella colonna di sinistra di questa pagina.
Di particolare interesse, nella chiesa, un altare cinquecentesco attribuito in un primo tempo al Pilacorte e poi a Giovanni Antonio da Meduno. Studi recenti lo ritengono opera di Donato Casella, genero del Pilacorte.
Ad Aurava si trova Casa Adelardi, edificio seicentesco dove sono conservati affreschi e decorazioni settecentesche ed a Cosa è presente l’antica villa degli Spilimbergo (poi Attimis-Maniago) nota come Castello di Cosa, seriamente lesionata durante la prima guerra mondiale ed attualmente sede di una nota e rinomata cantina vinicola.